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Nov

Nicolò Annino, oltre il machine learning

Nicolò Annino è un cervello che ostinatamente è rimasto in Italia, nella sua Catania. Senior machine learning consultant, ha fondato aziende e community, fa parte dell’Italian Association for Machine Learning (IAML) ed è mentor di startup e aziende. Nicolò è l’ospite del prossimo meet up di Data Science Seed, event partner di C1A0.

Tra la progettazione di arti robotici bioispirati, l’ideazione di nuovi protocolli di sicurezza basati su machine learning, l’invenzione di dispositivi di protezione per l’editoria e la progettazione di generatori di raggi x, ha trovato il tempo di fondare Idealarm Ltd, azienda impegnata nello sviluppo di sistemi di sicurezza avanzati per il contrasto della criminalità e del terrorismo.
La società, che ha sede a Londra e a Catania, ha un focus specifico su computer-vision e machine learning. Nicolò ha fondato anche la IA-DataScience, nuova nata del gruppo Idealarm, per assecondare le numerose richieste di consulenza nell’introduzione di sistemi di AI e machine learning based nelle aziende italiane.

La storia di Idealarm sembra uscita dalla Silicon Valley, invece è nata in Sicilia…

Ho cominciato a occuparmi di aziende subito dopo la laurea, ma quando ho fondato Idealarm avevo già trent’anni. Insieme a un altro ragazzo ho lasciato il lavoro precedente e ci siamo chiusi per un anno intero in casa a sviluppare. Avevo messo da parte un po’ di soldi dal precedente impiego, e abbiamo fatto tutto con questi fondi. Era, per me, il terzo tentativo di azienda. In Italia non è facile fare queste cose, specie per retaggio culturale. La mia fortuna è stata avere una famiglia che mi ha sempre incoraggiato. Pur non disponendo di grandi risorse economiche, i miei mi hanno sempre aiutato e soprattutto spronato ad andare avanti.

I miei amici mi chiamano “imprenditore seriale”. Di tutte queste esperienze ho fatto tesoro fino ad arrivare, nel 2010 a fondare Idealarm in UK. Poi abbiamo aperto una sede in Italia. Oggi la parte produttiva è a Catania, mentre la parte amministrativa e i server sono in Regent Street, a Londra.

Perché Londra?

Nel 2010 in Italia la connettività non era molto sviluppata, specie al sud. Nel 2009 abbiamo sviluppato quella che chiamavamo “videosorveglianza criptata su server remoto”, la definizione Cloud Computing non era ancora in uso. Dal punto di vista economico era impensabile nel 2009 fare registrazioni massive di molte telecamere concentrando i flussi video su un server residente in Italia. È stato più facile andare a Londra.

Come mai poi è tornato in Italia?

Solitamente i ritorni in patria avvengono dopo aver ottenuto successo all’estero, io ho preferito tornare in Italia (nel profondo sud) perché c’era bisogno di sistemi di sicurezza. C’era bisogno di invenzioni e di provare a convincere alcune delle tante persone brillanti a restare, offrendo un’alternativa all’espatriare per trovare ciò che in altri paesi è ritenuto normale.
Se intendiamo la ricchezza come un indicatore del successo allora non posso definirmi una persona di successo. Preferisco molto di più sottrarre denaro alla mia persona e investirlo nel pagare uno stipendio in più per acquisire un giovane talento o comprare attrezzature e macchinari così da avere migliori strumenti di lavoro. Come molti imprenditori italiani, ho un’azienda che è costretta a vivere tra mille difficoltà e spesso mi capita di pensare che se fossi andato in America oggi avrei numeri completamente diversi. Per me, però, l’obiettivo non è mai stato massimizzare il denaro, ma massimizzare la felicità. Oggi vivo dove mi piace, ho una casa col giardino, una famiglia, i cani. Sono consapevole che, se avessi lasciato l’Italia, avrei vissuto certamente con maggiore agio, ma avrei vissuto nella mancanza… la mancanza che prova chi sente di poter fare qualcosa, ma parte senza provare a cambiare le cose, recidendo i legami con gli amici, la famiglia e le proprie radici.

Se, come imprenditore, potesse chiedere al Governo di risolvere un problema quale sarebbe?

Nella mia azienda siamo in otto (oltre a una decina di collaboratori esterni), ma mi piacerebbe crescere. Le difficoltà di assumere, il costo del lavoro elevatissimo e i costi annessi sono problemi concreti che rallentano la crescita di un’azienda e questo fa rabbia. Al Governo non chiederei aiuti: chiederei di lasciami in pace, che significa rinegoziare le tasse in modo più equo e semplificare gli adempimenti.

Di che cosa si occupa, esattamente, Idealarm?
Di sistemi di sicurezza avanzati in ambito militare e civile, basati su computer vision e deep learning. Si tratta di tecnologie che vengono impiegate in particolari settori di sicurezza nazionale e di applicazioni specifiche per le forze dell’ordine. Notati da persone illuminate che si occupano di difesa nazionale, siamo stati invitati a fare dei test in un hangar per dimostrare l’efficacia e la validità delle tecnologie che abbiamo sviluppato. Abbiamo dimostrato che le nostre tecnologie funzionano. L’Italia ha sempre preferito adottare tecnologie straniere per questi settori (americane e israeliane principalmente). Siamo entrati da perfetti outsider e abbiamo dimostrato che anche un’azienda come la nostra poteva realizzare prodotti di alto livello, con risultati anche superiori alle rinomate tecnologie straniere. Attualmente i nostri prodotti di punta sono rivolti alla difesa aerea, ma ci tengo a precisare: nulla a che vedere con gli armamenti.
Facciamo anche tante altre cose: aiutiamo altre aziende non solo a diventare digitali, ma a fare il passo successivo: utilizzare l’intelligenza artificiale.

Qualche esempio? 
Consulenze tecniche per editori sviluppando sistemi di intelligenza artificiale applicata alla profilazione utente, analisi dati e NLP e identificazione delle fake news. Lavoriamo con aziende per ottimizzare i processi produttivi: cerchiamo di prevedere gli acquisti dei clienti per predire quali linee di prodotti intensificare, permettendo enormi risparmi. Tra i nostri clienti ci sono aziende di noleggio di automobili che hanno bisogno di prevedere i prezzi ottimali dei veicoli.
La nostra caratteristica è che non siamo monoprodotto: per scelta e per vocazione lavoriamo su tanti fronti diversi.

Prima di diventare un imprenditore?

Ho studiato ingegneria e robotica. A 23 anni realizzai una soluzione per evitare che i libri di quiz in preparazione dei concorsi venissero fotocopiati sistematicamente: solo attraverso un dispositivo elettronico si potevano ottenere le corrette risposte delle domande. Ne ordinarono 5000 pezzi ed ebbi un contratto con una cifra, per l’età che avevo, importante.

Quando ero all’università provai a costruire una macchina per generare raggi-x per sistemi a propulsione ionica in alta quota: avevo avuto un’intuizione su come costruire un motore di accelerazione dell’aria –  una specie di phon gigante –, ma nessun professore capì e lasciarono correre la cosa come una stravaganza. In ambito militare, invece, quell’idea è tornata a essere interessante…

Questo ha molto a che fare, oltre che con le capacità ingegneristiche, anche con la creatività…

La fascia creativa è importantissima ed è proprio la cosa che cerco di “estrarre” dalle persone che lavorano con me. Perché non basta saper scrivere una stringa di codice: è fondamentale saper vedere cosa potrà diventare un giorno.

Come è nata la community Machine Learning Italia?

Sul finire del 2017, ho aperto la social community Machine Learning Italia che oggi raccoglie più di 3500 tra docenti, ricercatori, professionisti e studenti del settore. Volevo che fosse un luogo di confronto per parlare con chi si occupa di questi temi in modo concreto, ma scientifico. Ho scoperto così che in Italia ci sono tantissime idee e tante persone in grado di fare. C’è tanta gente sensibile alle tematiche ambientali e all’AI. I ragazzi studiano sapendo già che dovranno andare via dall’Italia per avere un futuro lavorativo migliore, se solo riuscissimo a focalizzare tutte queste energie e a non disperderle chissà cosa succederebbe.

A proposito dell’applicazione dell’AI ai cambiamenti climatici, tema di C1A0 cosa ci può dire?

Mi piace pensare che l’intelligenza artificiale e lo sviluppo green possano essere dei nuovi modi per tenere tutte queste persone a lavorare in Italia: quelle che sviluppano una propria visione e si battono per realizzarla e quelle che desiderano usare il proprio talento per farne parte. Personalmente desidero spendere la mia vita affinché quante più eccellenze di queste possano trovare spazio nel nostro paese.

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